"C'è stato un tempo in cui per noi Hemingway era un dio". Cominciava così un celebre saggio di Italo Calvino dedicato allo scrittore che prima di chiunque altro ha unito letteratura e star system di massa. Qualcosa poi, tra Calvino e il rude Ernest, si è rotto - era il 1954 - e sette anni dopo Hemingway decise, tragicamente ma forse in linea con il proprio personaggio, di farla finita. Era il 2 luglio del 1961 e oggi, cinquant'anni dopo, Hem continua a fare discutere e a guadagnarsi le prime pagine dei giornali, come è accaduto con le nuove rivelazioni sul suo ruolo di agente occidentale all'Avana. Amato e odiato, stimato e vilipeso, Hemingway oggi per molti è una sorta di feticcio, ma anche una guida letteraria come pochi altri sia per la lezione di stile, sia per l'avidità di vita ed esperienza che lo ha sempre ispirato. E se il poeta premio Nobel Derek Walcott, uno che nei Caraibi ci è nato, dice che nessuno ha descritto il mare come Hemingway, forse, al di là della nostalgia e delle versioni hollywoodiane, qualcosa di solido e unico nella prosa di "Papa" resiste ancora oggi, mezzo secolo dopo il suo addio.
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